Oggi ho pensato di scrivere un articolo sulla recente esperienza che ho avuto modo di condividere con dei genitori di una scuola primaria. Un progetto sulla gentilezza molto ambizioso che ha visto il corpo docenti impegnarsi in prima linea per creare un vero e proprio “patto di alleanza” con le famiglie. Ringrazio la Maestra Michela Giannachi per avermi dato l’opportunità di assistere e partecipare con dei piccoli contributi personali.
L’idea nasce dalla volontà di creare una vera e propria Guida pratica alla gentilezza. Il contenuto è gestito da bambini e docenti che all’interno hanno inserito tanti contenuti utili a sviluppare i seguenti punti:
- rendere visibile l’alleanza educativa scuola-famiglia
- promuovere un clima relazionale positivo
- offrire ai bambini modelli comunicativi coerenti
- educare alla cittadinanza attiva partendo dalla vita quotidiana
Il progetto prevedeva 3 incontri con i genitori nei quali sono state toccate tematiche fondamentali sulla comunicazione gentile. Durante gli incontri sono stati proposti anche degli esercizi pratici per far provare, ai genitori, determinate esperienze sulla loro pelle. I feedback sono stati molto positivi ed è emerso quanto sia importante avere una serenità mentale per poter gestire al meglio la comunicazione in famiglia.
Le problematiche più comuni riguardavano la mancanza di tempo, il dover gestire tante situazioni in contemporanea e il fatto di arrivare la sera totalmente scarichi e senza energie. La pazienza e soprattutto la gestione delle dinamiche famigliari quando ci sono dei bambini presuppone un “self-control” non indifferente. La riflessione più importante è stata fatta su questo punto, attirando l’attenzione dei genitori su quanto le semplici parole che utilizziamo in casa possono influenzare il comportamento e la crescita dei nostri figli.
In questi casi parlo sempre della metafora dell’aereo. Come ci insegnano durante i voli, in caso di emergenza, nel momento in cui scendono davanti a noi le mascherine dell’ossigeno non possiamo pensare ai nostri figli. Dobbiamo prima mettere in sicurezza la nostra vita e poi la loro. In un primo momento questa regola sembra sbagliata o poco etica. Ma in realtà ci stanno semplicemente dicendo che se non stiamo bene noi in primis, non riusciamo a far stare bene chi ci sta vicino.
Questa penso che sia la lezione più importante. Posso impegnarmi quanto voglio tra le mura di casa, seguire tutte le regole della comunicazione gentile ecc. ma se non sono sereno, se non sono in uno stato di calma e tranquillità non riesco a trasferire sentimenti positivi a miei figli.
Ho intenzione di approfondire l’argomento nel prossimo articolo.
Buona riflessione a tutti!
